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C'ero una volta. Scampoli di fine stagione

C'ero una volta. Scampoli di fine stagione

di Alfredo Tamisari (Autore)


Il piccolo libro comprende due parti i cui finali sono sicuramente raggianti. Per questa ragione, auspico che a leggerlo siano i giovani; essi, per quanto acculturati e sensibili, non possono sapere che cosa significhi diventare vecchi. Allora – si potrebbe pensare – questo è il libro di un vecchio. Calma! Niente a che fare con la saggezza della senilità. Non sono tanto presuntuoso da pretendere di proporre verità assolute, quanto piccole verità parziali, basate sulla quotidianità dell'esperienza. Per tornare alla vecchiaia, sono convinto che essa sia comunque sempre meglio di niente. Se non altro posso, quando ne ho voglia, volgermi all'indietro per scorgere le orme che ho impresso laggiù sul sentiero della mia vita. Non sarebbe cosa da poco, anche se mi fermassi qui. Se invece andassi avanti e mi chiedessi che cosa succederà di quelle orme quando si affievoliranno e alla mia fine saranno cancellate, il discorso si farebbe molto audace. Magnificamente audace. Ma questo è possibile scoprirlo solo con la lettura. È dunque tempo di entrare nella Fiaba della Vita (in versi) e aprirsi anche alla prosa delle sue singolari Favole.

Informazioni editoriali

Data di uscita
2021
Editore
Youcanprint
Pagine
128
ISBN
ISBN
9791220380263

Recensioni clienti

3 su 5 stelle sulla base di 5 Recensioni
Da Patrizia Maria Milani il 14 feb 2022
Pubblicazione cartacea

da PATRIZIA MARIA MILANI C'ERO UNA VOLTA Scampoli di fine stagione di Alfredo Tamisari Per fortuna ci sei ancora, Alfredo! Con la tua delicata sapienza nell'uso delle parole, con la tua curiosità verso la vita, con il tuo senso dell'umorismo. La tua scrittura rinfranca e fa innamorare delle piccole vicende che racconti. "C'ero una volta Ma non sono una fiaba." Sei un Maestro che in tanti avremmo voluto. Saresti andato d'accordo con la mia adorata Maestra. Usi le parole con rispetto, cosa rara, credimi Alfredo. "Nessuno sbaglia, nessuno si pente, nessuno perdona. Chissà se qualcuno di nascosto piange." In questo tuo ultimo libro scorgo amore, speranza e la volontà di continuare a impegnarsi per creare bellezza. "Che la fretta sia premura. Che l'attesa sia normalità tranquilla. Che nella lentezza ci sia ancora la puntualità del Tempo. E la pazienza del grano." Abbiamo, ho tanto bisogno di parole buone, scelte con cura, regalate a chi ti legge. "... E sono alla ricerca della parola che ancora manca alla mia vita. Ma nell'istante in cui ci penso, tutto mi sfugge." Continua a dedicarci parole, Alfredo. Ne abbiamo tanto bisogno.

Da Alfredo Tamisari il 07 mar 2022
Pubblicazione cartacea

UNA NOTA DI LETTURA DI Ada Ascari che vivamente ringrazio. C’ero una volta. Scampoli di fine stagione. “C’ero una volta”… e c’è ancora… Alfredo Tamisari. Perché mai nascondersi dietro il passato. È il futuro quello che gli interessa e allora mi aspettavo che il libro si concludesse con il fatidico “…e vissero tutti felici e contenti”. Invece Alfredo in questo libretto ha riproposto le sue brevi liriche, i suoi «scampoli di fine stagione» con un tono che lascia in bocca, leggendole, una vena di malinconia. Il tempo passa e gli anni sono sempre di più, ne so qualcosa anche io, e i ricordi, i pensieri si affollano in brevi composizioni in cui lo sguardo è sempre presente. Uno sguardo che va oltre il quotidiano, uno sguardo che va anche oltre il presente, si affaccia sul futuro: «la verità è lì, in quell'alfabeto sdentato, / in quella corteccia di viso, / in quegli occhi ancora chiari / che stenti a incontrare». Gli occhi e lo sguardo sono presenti in tantissime liriche e sono compendiati dal verso «più che guardare, voglio vedere». Perché non bastano gli occhi, ma attraverso di essi si comprende il mondo, anche quando si tiene lo sguardo basso. Poi la presenza della fine, che arriva quasi all’improvviso, dopo la vita giunta come un dono. Cita Umberto Saba Alfredo quando dice «Ed è il pensiero della morte che, / in fine, aiuta a vivere». La morte è una specie di approdo a cui si giunge scivolando lentamente. «Il rimpianto non serve, / neppure il ricordo. / E il rimedio non c’è.». Fino alla fine quando «sarà luce, saremo luce». E qui terminano le 86 piccole composizioni che raccontano Alfredo come è oggi. Poi il tono cambia e attraverso una prosa arguta arriva il sorriso di “favole assurde”, dialoghi scombinati che però letti attentamente ci ripropongono sempre l’ironia che conosciamo di Alfredo. Piccole storie, che raccontano una umanità che non si arrende. Piccola mia confessione: ultimamente non amo moltissimo leggere poesia, le sottili metafore, i sottintesi, il dire e non dire del linguaggio poetico mi stancano, ma ho invece apprezzato i componimenti raccolti in questo libretto, perché sono immediati, dicono pane al pane e, come dice il testo 18 «usiamo parole / che migliorino il silenzio / nella gloria della semplicità». Ecco: la semplicità è il tratto caratteristico e incisivo che mi ha sempre fatto apprezzare gli scritti di Alfredo Tamisari. ADA ASCARI

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