CARRELLO
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La solidarietà, i principi dell'accoglienza, sono ritenuti di un fastidio insopportabile, escludono la ragione e cercano di respingere questa umanità dolente, debole, uomini, donne e bambini, in fuga da fame, guerre ed ogni altra intemperia, nelle braccia dei carnefici, addirittura di buttarli in mare, manifestano con rabbrividente arroganza, determinatezza, che l'unica soluzione, la migliore per questa situazione, sia la forza.
I depositari della verità, denigrano la disponibilità altrui e scaricano la morte, sulle spalle degli altri trasformandola in una mancanza, un difetto di natura, come fosse un struttura venuta male, da buttare nella pattumiera a cielo aperto, nella discarica del mondo.
L’orizzonte sull’acqua, accompagna l’alba che nasce con il sole che con mano morbida, con pennellate magiche, inventando miscele di colori, che fanno a gara a dipingere il cielo ed il mare, crea un altro giorno. Il creato, si sveglia, anche il più nascosto e seppure lontano, la bellezza s’incontra con il castano, con le pupille di Giovanni, che si bea e non si sazia, addirittura, gli scoppia la vista in miliardi di stelle, ha raggiunto il culmine, è pieno di leggerezza, gli orecchi si chiudono, il richiamo lanciato dai piani sottostanti, dal responsabile dei lavori, è disatteso e si perde per le scale. I lavoratori, seppure si dice che la schiavitù sia stata debellata dai secoli, invece è rimasta, è ancora qui che brucia la pelle, gli occhi delle persone, di coloro che hanno bisogno di lavorare. Il caporalato, sembra invincibile e trattai in tal guisa, in un modo, che a dire cafonesco, è un eufemismo, minacciando, non conoscono umanità. Giovanni, ad un tratto, senza alcuna possibilità di reazione, è colto da un poderoso colpo, alle natiche, e spinto fuori, oltre il balcone, nello spazio infinito, nel cielo, sul mare. . Una coppia di volatili, molto probabilmente, degli esemplari di Cicogne cinerine, disturbate, innervosite dalla compagnia schiamazzante, forse della presenza di Giovanni, ritennero che fosse giunta l’ora d’interrompere il riposo e si lanciarono nel volo. Un beccare dolcissimo ed uno strofino delicato, non prolungato sul collo ed i volatili, s’avviarono a riprendere l’emigrazione programmata L’occhio rivolto in alto, dunque in accelerazione, percorsero, il tratto di piano della costruzione presa a dimora notturna e si lanciarono verso lo spazio aperto, che prendeva chiarore, navigando a vista. Il Professore Giovanni Gallo, ristretto nella tuta sbiadita, ammirando i giuochi meravigliosi, che la natura, a mano gli scopriva, ingigantito nella sua beatitudine, sul balcone privo di ogni protezione, fu preso a bordo ed inconsapevolmente trasportato, nel viaggio migratorio. Il Professore operaio, dunque sollevato per il sedere, di riflesso si amalgamò allo spirito delle cicogne. L’ istinto di conservazione, immediatamente, evidentemente, si trasformò iin un balzo all’indietro, in un volteggio in avanti, in un perfetto salto doppio alla cavallina. L’ora settimanale d’educazione fisica, contestata, a forza praticata nella palestra polverosa della scuola media, gli salì dalla memoria, appendendolo miracolosamente, alle ginocchia dell’una e dell’altro. Le mani, strette a morse d’acciaio alle zampe degli animali ed imparò volare nel cielo, a coronare quel sogno rincorso fin da bambino, realizzato a mano, costruendo un aquilone col foglio di giornale, appiccicando le canne a croce con la colla di farina, tante prove, superate le forze e legato sulla tre quarti della verticale, farlo volare tenendolo in aria con il filo della spagnoletta grigia, usata dalla madre per cucire i loro abiti, per rinnovare i vestiti usati di papà, dunque tenuto sotto il cuscino.
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